sabato 29 novembre 2008

Abbandonati alle correnti del fiume proseguiamo lenti attraverso sentieri nascosti e segreti , cori di vedove accompagnano il nostro scorrere lungo banchi di nebbia in una terra incerta, solida solo a meta, non ancora del tutto materiale, ancora solo probabile.
Prima di salire sulla nostra imbarcazione e sentire lo scricchiolare del legno vecchio e umido, scendiamo lungo le scalinate del ghat , tramite tra questo e l'altro mondo.
Il nostro caronte non ha ancora vent'anni, e l'unica cosa che ricorda il personaggio descritto dettagliatamente dal cantore della gloria di roma , e l'obolo che egli ci chiede per la traversata.

Poi cambia tutto.La nebbia si espande e si contrae quasi respirasse. Il sole delle 6 del mattino inciampa sulle nuvole e tarda a farsi vedere, la citta pian piano prende i suoi contorni-saranno gli stessi di ieri?- e si definisce lentamente e mai del tutto: la nebbia circonda e divora la citta pian piano, ed anche di giorno questa lotta per non scomparire nel dubbio e venire inghiottita dalla leggenda.
Orde di pellegrini si bagnano e cantano e si agitano e risvegliano i loro corpi intorpiditi con le fredde acque malate del gange, teste di vacca fanno capolino nel liquame e strizzano l'occhio ai turisti piu impressionabili, storpi di tutte le fogge aspettano sui moli i ricchi signori europei , per spillare loro dei soldi muovendo compassione , seducenti ed abili barcaioli chiedono cifre esose per una traversata in barca, scaltri brahmini convincono turisti a benedire col denaro la tradizione hindu. La musica forte delle radio con le hit del momento spiazza le nostre coscienze e si mischia alle fredde luci al neon che rendono certo per lo meno il molo e l'attracco, e danno quell'aria patchwork che tutte le meraviglie indiane condividono: antico e moderno sono un tutt'uno, il fiume millenario e la musica dance, le pire funebri e le luci al neon, la fotocamera digitale ultimo modello che ci manca poco che renda possibile il contatto con gli alieni e il contorcersi del legno mentre arde ed arde i cadaveri.

Arrivati all'ultimo ghat le braccia stanche del nostro giovane Caronte compiono l'ultima manovra eseguita con studiata fatica, e la barca viene lasciata ai desideri del Gange, che con la sua spuma , la sua acuqa e i suoi liquami, ci porta verso sud.
Lenti scorriamo in direzione opposta ai viaggiatori piu tardivi e pigri, che si sono alzati col sole che lento fa capolino.
Proprio dietro una pira ci aspetta il molo, e l'odore di bruciato ci conduce al vicolo-deposito di legna, conegnandoci d un piccolo dedalo le cui mura sono pile di legna da ardere di diverse forme, dimensioni e qualita.
Ancora una svolta a destra e si intravede il portone della nostra guest house, ancora sette piani di scale a piedi e berremo il caffe, guardando il sole che trionfa sulla nebbia , guardando le barche che solcano tutto il giorno le acuqe putride del fiume sacro, i pellegrini che vengono a purificarsi e a testare il proprio sistema immunitario, le famiglie in lutto che consegnano le salme dei loro cari al sacro fiume, nella speranza che questi li sottragga dall infinito ciclo di vita e morte e reincarnazione.

La Ganga (o Gange o Stige)

Stamattina, a dispetto di qualsiasi previsione, siamo riusciti a svegliarci prima dell'alba, verso le 5, per poter fare un giro sul Gange, e goderci lo spettacolo dei numerosi pellegrini che dai ghats si tuffano nelle acque di questo fiume...Ancora non mi e' chiaro come possano farlo a cuor leggero: sacro o meno, questo immenso corso d'acqua e' (in)credibilmente sporco. Marco afferma di avere avvistato, lungo il tragitto, anche una testa di vacca galleggiare a pochi metri dalla barchetta su cui eravamo stipati in 15. Ad ogni modo, molti coraggiosi indu osservano la puja (letteralmente: rispetto), la purificazione, che in questo caso avviene attraverso l'abluzione nelle acque del Gange. Vedere tutto questo partendo prima dell'alba da uno dei ghats lascia meravigliati: a poco a poco dalla nebbia mattutina si intravede il buio che cede il passo alla luce del giorno, si cominciano a distinguere i forti colori che caratterizzano questo popolo, dal rosso al giallo al verde al blu, il tutto accompagnato dai canti rituali che si diffondono dai numerosi templi sulle rive del fiume...

Foto qua e la'































































Giusto per auto-quotarmi, oggi siamo arrivati a Varanasi, partiti ieri sera alle 23.30 e giunti a destinazione alle 16:30 questo pomeriggio....
Le foto sono sempre di Agra.

venerdì 28 novembre 2008

on the road

Nuovamente verso una partenza. Stasera prenderemo il treno per Varanasi, sempre verso est. Che dire...ah, innanzitutto di non preoccuparsi per i casini, noi per ora siamo ben lontani da Bombay e non ci torneremo fino a fine dicembre. Poi c'e' da dire che e' tempo di elezioni, a Bombay, per cui non credo che le cose siano del tutto slegate, ma probabilmente, dato quello che e' successo, di cose grosse non ne faranno per un bel po. noi comunque ci teniamo informati e staremo molto attenti.

Per il resto, il nostro viaggio continua....Agra si e' rivelata piu' ricca di monumenti di quanto mi aspettassi, purtroppo sottovalutati a causa dell'indiscutibile primato del Taj Mahal. Per quanto riguarda il "pressaggio" (il tipico tentare di venderti qualcosa a tutti i costi, inseguendoti per strada) e' quasi paragonabile a quello di Pushkar, ogni 2 metri si trova qualche negoziante che tenta di attirarti con i suoi: "Hey! Hallo! Madam!" e basta girarsi solo un secondo verso di lui per sentirlo lanciarsi: "Come visit my shop, just look, just look, I have cigarettes, water, bracelets, toilet paper, drawings, paintings, necklaces, shampoo, shoes!". Insomma, in una parola: TUTTO. e devo dire che anche i ritkshawman non sono da meno. La peculiarita' e' che qui e a Jaipur non ci sono solo i ritkshaw stile ApePiaggio, ma si trovano anche quelli "classici": una bicicletta con una palanchina agganciata, leggermente piu economico, e notevolmente piu lento. Ma ormai abbiamo fatto l'abitudine alle misure spazio-temporali indiane: 15 minuti (a detta di chiunque ti stia servendo in un negozio) diventano per noi stranieri almeno 45, 2 Km (a detta di un ritkshawman che vuole caricarti) sono in realta' circa 500 metri....ma e' da dire che e' tutto talmente variopinto ed incasinato che non vale nemmeno la pena di stare a domandarsi perche'. e ci si lascia semplicemente trascinare, adattandosi e lasciando che il tempo scorra cosi' , dilatato...shanti shanti...

giovedì 27 novembre 2008

Tanta gente

alle 5 i vicoli sono ancora deserti, la nebbia copre case e riscio, il suono che dalla strada entra nella nostra stanza di albergo sembra ovatta. alle 6 la citta lentamente prende forma, definisce i confini che poco prima erano solo ombre, qualcuno si sveglia, qualcuno e gia al lavoro.Alle 7 la inizi a capire che sei in india: 10 persone di qua, 20 di la, un numeroso capannello vicino al venditore di chai, 15 persone intente a guardare il tg al vecchio negozio di televisioni, 5 ragazzini che schiamazzano in fondo alla via, 3 ragazze che si pettinano davanti casa, 7 donne che caricano ci bo e acqua sulla loro testa, 30 motociclette che strombazzano e "sfrecciano"( tipo 30 km\h) tra la gente, 15 riscio che ti assalgono per chiederti dove vuoi andare , 10 venditori ambulanti che si spintonano tra i guidatori di riscio, 4 uomini fumano bidi mentre chiacherano, i 10 inservienti dell albergo iniziano a lavorare, passano 5 pulman pieni di scolaresche venute a visitare l'emblema dell'india (il Taj appunto) .

Tutto cio solo se guardi nella parte destra del vicolo, la sinistra e molto piu incasinata, tanto che per descriverla direi : piu o meno 300 persone affacendate ed ancora con gli occhi gonfi di sonno vivono la mattinata nebbiosa tra schiamazzi e risa. e anche fra litigi: non e mica facile vivere tutti uno accanto all'altro

Il Taj Mahal e la cena nello slum




















































































































































































































Tra una danza propiziatoria per il matrimonio a venire del fratello di Prakash e un piatto di riso e dhal (sorta di crema di lenticchie...ovviamente stra-piccante), l'ultima serata a Jaipur e' stata decisamente fuori dall'ordinario, specie dai tipici circuiti turistici...

Gli Slums, parte 1

Prakesh carezzava il pizzetto appena messo a posto con soddisfazione , comminando chanti chanti tra le case della sua gente. La sua gente era la famiglia Butt allrgata, 500 anime ,100 bambini sotto i 12 anni.
Tutti avrebbero potuto notare il suo look leggermente bolliwoodiano.Tutti avrebbero sorriso: "nuovo pizzetto Prakesh-baba?"
L'acqua bolliva e lentamente si formavano gruppeti qua e la, a controllare il riso che cuoceva. Uomini con uomini, donne con donne e abmbini con bambini. Nel vociare sommesso del crepuscolo questi ultimi coloravono con canzoni e schiamazzi il plumbeo cielo di Jaipur.
Gli Uomini fumavo e le donne macinavano il pane: strana divisione dei compiti, poco equa.
Pardu guardava stupito la sua famiglia, che rivedeva dopo 3 anni di lavoro in spagna. Qualche nonna kmorta, qualche decina di bambini in piu. Questa e la vita povera, questa e la vera vita, sussurrava a labbra strette, come un mantra. Un po ci credeva un po no. Si volevano tuttu bene, anche dopo essersi tirati i capelli e sbraitato, come facevano loro nelle liti famigliari. Ma avrebbero desiderato anche case che non andassero riscotruite ogni 4 anni.Non per la qualita dei mattoni, ma per le insidie del terreno: ogni anno, durante i monsoni, sprofondavano un po. E le case piu recenti si vedevano proprio dalla loro "altezza" se superavano il metro e 80, erano nuove.
Sunny tornava ogni mercoledi con le razioni, che caricava sul suo riscio in affitto a 100 rupie al giorno , e che distribuiva con altri ragazzotti del posto.Con 3500 rupie avrebbero mangiato tutti i bambini per una settimana.
E per fortuna due turisti si erano offerti di pagare loro, per questa volta, riso, farina, olio e spezie..

per farla breve, beccatevi le foto!! (mi sa che le carichiamo domani)