Ed eccoci alla fine di questo viaggio, non senza (enorme) dispiacere.
Il nostro capodanno e' stato alquanto insolito, specie per gli standards indiani: dopo esserci visti rifiutar4e la possibilita' di entrare in ben 3 locali piu' "fighetti" (a causa dei pantaloncini - che poi sono 3/4 - di Marco) si sono spalancate le porte ( e non solo quelle, ma Marco poi narrera' l'accaduto...) dell'unico locale gay di Bombay! Che dire, in compagnia di due israeliani in ciabatte e camicia hawaiana ci siamo scatenati sulla pista da ballo circondati da transessuali (quasi impossibile da riconoscere!).
Un finale sicuramente divertente, anche se le nostre primissime ore in questa citta' non sono state delle migliori: vittime di abili prestigiatori, siamo stati deprivati di ben 2000 rupie, pagando cosi una corsa in taxi dall'aeroporto 2600 cocuzze, per arrivare quindi ad un albergo che albergo non era, in quanto "ricavato" da separe' da ufficio in plastica, con bagno (se si puo cosi' definire una tazza in mezzo ad uno stanzino lercio) in comune. La sera successiva, per rilassarci abbiamo deciso di fare un bel giro in calesse, una cosa proprio da ottuagenari in vacanza, ma il caso ha voluto regalarci un ulteriore momento di fortuna: un autobus non si e' frmato ad un incrocio, urtando il cavallo che e' caduto ma che per lo meno, dopo qualche massaggio ad una zampa, se l'e' cavata probabilmente con una semplice contusione. Gli utlimi due giorni invece ci hanno fatto scoprire una Bombay incredibile: ad ogni angolo svettano palazzi post-coloniali, ricci di guglie e merletti di pietra lungo i tetti, che si alternano ad edifici fatiscenti dai balconi dei quali strabordano colooratissimi salwar kameez e saree stesi ad asciugare. Un altro angolo affascinante e' il Chown Bazar: un intrico di stradine nel quartiere musulmano di Bombay in cui si trova di tutto: da pezzi di ricambio per automobili ad anticaglie, da macchine fotografice d'epoca ( mi sono infatti munita di una di queste, risalente al 1960! fantastica!) a passeggini degli anni 40...nel caso doveste venoire in questa citta', questo quartiere e' imperdibile.
In taxi ci siamo fatto portare al villaggio dei pescatori (in realta' anch'esso un quartiere interno alla citta', non lontano da Chowpatty Beach, la spiaggia di Bombay, lungo la quale baracchini che ti offrono piatti indiani spuntano come funghi) e alla Lavanderia, altro isolato che per foggia assomiglia molto alle concerie di Fes, con vasti spazi suddivisi da vasche di pietra, e circondati da casupole sui cui tetti si possono ammirare file interminabili di vestiti stesi, per lo piu' divisi per colore.
Ed ora ci attende un interminabile notte di attesa e voli e scali e voli e code per tornare nella grigia milano....
P.s. Se riesco, postero' le ultime foto, quelle, appunto, di Bombay, dall'aeroporto.
giovedì 1 gennaio 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento